Rodolfo Bonetto, nato per progettare

Rodolfo Bonetto, nato per progettare

24 settembre 2019

Avrebbe 90 anni oggi Rodolfo Bonetto. Nel corso della sua carriera come designer, vinse ben 8 Compassi d’oro lasciando un’eredità enorme nel panorama italiano del design.
Promettente batterista jazz, nel 1958 decise invece di dedicarsi a tempo pieno all’industrial design, travolto da una passione irresistibile per la progettazione.

I suoi prodotti hanno fatto la storia del costume, della società, delle arti visive e applicate fino a diventare vere icone del design, figlie del suo estro e di un linguaggio del tutto singolare.

Famose sono le sue collaborazioni con Veglia Borletti, Olivetti, Fiat, Voxon, Nordica, aziende per le quali ha progettato i più svariati oggetti: scarponi da sci, telefoni, cruscotti, calcolatrici, motori, automobili, macchine utensili, orologi.

A differenza di altri designer più votati al mondo dell’arredamento, ad appassionarlo maggiormente è la componente tecnica, la conoscenza dei diversi materiali e dei processi di lavorazione.
Amava definire il design in questo modo: “Il design è come una farfalla tra le mani, se la stringi troppo muore, se la lasci andare vola via.”

Dotato di una fervida perspicacia, Bonetto approccia il design ponendosi sempre come mediatore tra chi produce e chi utilizza, nel duplice tentativo di assecondare l’esercizio di entrambi.

Nell’ambito dell’arredamento i progetti sono vari, per uso e dimensione, a conferma di una flessibilità ed un eclettismo non comuni. Anche i suoi mobili trasudano a volte tutta la versatilità del suo genio espressivo. È il caso di 4/4, prodotto da B-LINE, formato da 4 elementi con cui comporre a piacimento tavolini o piccole librerie di diverse forme, esempio eclatante di estrema modularità, senz’altro uno dei suoi temi preferiti.

A far parte della collezione icone di B-LINE sono anche la poltrona BOOMERANG, il portariviste BUK e il portaombrelli AKI. Il segno distintivo è sempre lo stesso: quel senso del ritmo inconfondibile che probabilmente, come musicista, non l’ha mai abbandonato.